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Introdacqua

Introdacqua è un paese ubicato nella Valle Peligna, in provincia dell’Aquila. È il paese delle acque, come indica il nome, incastonato tra due valli sommerse da boschi. È incluso nella lista dei “Borghi più belli d'Italia”.

COME ARRIVARE

Introdacqua dista circa 80 km da Pescara, circa 75 km da L’Aquila, circa 150 km da Roma e circa 180 km da Napoli.

In automobile

Percorrendo l’Autostrada A25 Roma – Pescara, imboccare l’uscita di Pratola Peligna - Sulmona e seguire le indicazioni sulla SS 479 per Scanno.

In treno

Seguendo la linea ferroviaria Roma – Pescara scendere alla stazione di Cocullo o Sulmona e proseguire con i mezzi pubblici.

In aereo

Introdacqua dista circa 80 km dall’Aeroporto internazionale d’Abruzzo di Pescara da dove è facilmente raggiungibile, con mezzi pubblici, la stazione ferroviaria da cui si diramano le tratte principali del centro Italia.

CENNI STORICI

Il borgo nacque come dipendenza della potente Abbazia di San Clemente a Casauria che nel IX secolo mandò dei coloni a coltivare le terre di sua proprietà. Il prolificare dell’agricoltura e del potere abbaziale diede vita a una vera e propria comunità. Divenne borgo fortificato nel XIII secolo in seguito alle lotte intestine con Sulmona e fu feudo dei Conti di Sangro, dei D’Avalos, dei D’Aquino e dei Trasmondi.

COSA VEDERE

Il paese è dominato dalla Torre medievale, detta “il castello”. Si tratta di una torre quadrata circondata da una cinta muraria poligonale che probabilmente era destinata solo ad un uso difensivo di avvistamento. Costruita nel XIII secolo, raccoglie intorno a sé la parte più antica del centro storico.

Al borgo si accede dalla porta monumentale, detta “porta della terra”, che si addossa ai bastioni e al Palazzo Marchesale. Reca sulla sommità lo stemma della famiglia Trasmondi. Il palazzo costruito nel quattrocento domina con la sua imponenza la piazza del paese. Poco fuori è visibile la Chiesa di San Giovanni Battista che fu fondata nel XI secolo e conserva ancora l’aspetto e qualche traccia di affreschi dell’epoca.

La Chiesa Madre del borgo è invece dedicata a Maria Santissima Annunziata e fu costruita nel XV secolo. È a tre navate con un ricco arredo liturgico barocco simboleggiato dal ricco altare. Custodisce le sacre spoglie di San Feliciano, patrono del paese ed è arricchita da lunette affrescate di epoca rinascimentale e medievale e da resti di affreschi tra i quali quello di San Cristoforo rappresentato all’ingresso. L’imponente campanile è a base quadrata ed ha un sobrio aspetto romanico.

Degna di nota l’antica fontana detta “fontana vecchia” in pietra, composta da un parapetto e una vasca rettangolare sormontati da una serie di mascheroni per la fuoriuscita dell’acqua. Sulla sommità è rappresentato lo stemma del paese e un’iscrizione con i nomi dei “massari” che la vollero costruire nel 1706 per l’approvvigionamento del borgo.

Le chiese dell’Addolorata e della Santissima Trinità conservano all’interno le statue del Cristo morto e della Madonna che vengono portate in processione il venerdì santo e che saranno protagoniste della suggestiva rievocazione della resurrezione del Cristo denominata “La Madonna che vola” dove si rappresenta la corsa gioiosa della Vergine che corre incontro al figlio risorto.

TIPICITA’ DEL BORGO

Introdacqua deve la sua ricchezza e la sua suggestiva accoglienza alla posizione naturalistica immersa tra boschi e pinete alla confluenza di due valli e alla ricchezza delle fonti d’acqua che lo circondano. Il vicino Monte Plaia offre la possibilità di immergersi nella natura delle valli peligne alla ricerca di relax e benessere che solo la montagna abruzzese sa dare.

Il paese è ricco di tradizioni antiche e piatti tipici che accolgono il turista amorevolmente. Degni di nota i cosiddetti rèneti, granoturco bollito che si accompagna a salsicce e vino da assaporare la notte di Sant'Antonio quando il paese viene costellato di falò in onore del Santo.

Durante la notte di San Giovanni è tradizione salire sul monte Plaia per vedere il sorgere del sole sulla Maiella, montagna madre per eccellenza. Tradizione ricordata anche da Gabriele D’Annunzio nella sua opera “La figlia di Iorio”: “…e San Giovanni Battista Decollato / Vi mostri il capo suo nel sol levante / Se questa notte andate sulla Plaia….”

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